Giornata della Memoria 2013

Giovedì, 24 Gennaio, 2013 - 14:00

Giornata della Memoria 2013
Milano, Carcere di San Vittore
Tre momenti per non dimenticare.

<IL FILO DIMENTICATO. 1943-1945 Gli Anni bui di SanVittore>
di Alice Werblowsky

<Saluti dall'inferno, San Vittore, Milano 1943>
installazione e performance di Nicoletta Braga

<binario 21>
performance di Federica Citterio e Carola Giabbani

Una scatola di fili da ricamo di una donna ebrea, avvia il progetto <IL FILO DIMENTICATO. 1943-1945 Gli Anni bui di San Vittore>, una mostra di opere cucite dalle detenute di San Vittore su progetto di Alice Werblowsky, dal 24 al 27 gennaio 2013 all’interno della Casa Circondariale San Vittore (Piazza Gaetano Filangieri 2 Milano). Si tratta del Carcere dove furono rinchiusi molti ebrei ed oppositori politici rastrellati nel Nord Italia prima di essere mandati nei campi di sterminio.

Nicoletta Braga: <Saluti dall'inferno, San Vittore, Milano 1943>
installazione e performance

Federica Citterio e Carola Giabbani: <binario 21>
performance

A 70 anni dai tragici fatti, riflettiamo ancora una volta sull'abominio che l'Olocausto ha significato per ebrei, rom, internati, oppositori politici, omosessuali, ma riflettiamo anche sull'abominio che le istituzioni coercitive rappresentano, nella loro obbedienza cadaverica (KADAVERGEHORSAM) al dettato immondo della Legge di turno, istituzioni che infatti ogni volta che capita, in nome della Legge dimenticano cosa sia l'umanità riducendo le persone a oggetti.
L'orrore assoluto dell'Olocausto non ha impedito il ripetersi della costruzione di strutture e situazioni coercitive, di campi di concentramento, di gabbie per esseri umani dalla Bosnia a Guantanamo.
Proprio per la situazione carceraria, il nostro Paese giusto l'8 Gennaio scorso ha subito le sanzioni della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, che ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante... Per non parlare di quel che avviene nei CIE, CPT o CIO che dir si voglia, strutture legalissime e tuttavia disumane di questa Italietta ancora profondamente fascista, razzista e colonialista.

I linguaggi dell'arte tentano nel silenzio generale di richiamare alla coscienza queste gravi situazioni. Le performances e le installazioni, utilizzano fili, corpo e piombo; elementi che richiamano simbolicamente al buio e al peso che grava su chi, per qualsiasi ragione, venga a perdere la libertà. Nessun desiderio di estetizzare il brutto, nessuna retorica, solo il tentativo di riflettere e ricordare.

Arianna Saroli.