Scultura 2 / CORSINI VITTORIO

Disciplina:

Scultura 2

AA:

2019

E-mail:

vittoriocorsini@ababrera.it

Programma del corso:
Bibliografia:
Caratteristiche del corso:
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Orario e aula:
Precondizioni di accesso:
Tipologia si Esame finale:
Verifiche durante il corso:
Crediti formativi
 
Curriculum professionale:

Tutto il lavoro di Vittorio Corsini si concentra, fin dai suoi esordi e attraverso varie declinazioni, sul tema dell’abitare come archetipo mentale o come luogo in cui l’individuo si definisce e si realizza. Sia nella versione di oggetto che in versione ambientale o a scala urbana, l’immagine della casa è un’icona costante lungo tutta la sua attività. Da sempre attratto più dal profilo delle cose che dalle cose stesse o dal loro corpo, nel corso degli anni Corsini ha realizzato una sorta di inventario visivo degli elementi dell’abitare domestico. Sculture e installazioni essenziali nella forma che richiamano oggetti di uso quotidiano ma in grado di suscitare emozioni e riflessioni. All’assoluta schematicità iconografica e alla rigidità delle sagome è sempre corrisposta una fragilità materica costitutiva, il vetro infatti è sempre stato un materiale amato per l’inevitabile reazione di tensione che provoca e per la conseguente cura e attenzione che necessita. 

Le opere di Corsini mettono sempre in scena una condizione sospesa tra memoria dell’abitare e la sua attuale possibilità. Nella mostra Corpo Fragile (1998) si era confrontato con gli spazi di cura e la clinica intervenendo in un ospedale psichiatrico dismesso; ancora nel 2008  Uomini, rappresenta il tentativo di creare relazione tra il personale medico/paramedico, i degenti e i fruitori dell’ospedale di Campostaggia a Poggibonsi, 16 presentazioni dell’ospedale sotto forma di ‘fotografia di classe’, dove il personale di ogni reparto è stato immortalato sul proprio luogo di lavoro, in una foto di gruppo concepita come si usa fotografare le classi delle scuole primarie. L’ospedale viene così presentato nella sua forma umana, con i volti di chi vi lavora e non solo attraverso la sua struttura fisica. Un altro modello di abitazione privilegiato e fortemente gerarchizzato su cui ha attivato la sua ricerca, è l’edificio di culto: GOD Save THE PEOPLE, la sua ampia personale tenuta nel 2007 nello spazio della chiesa sconsacrata di san Matteo a Lucca e ancora  il progetto site specific Walkabout realizzato a Bologna nel 2008  nell’Oratorio di Santa Maria della Vita. In entrambe si cerca di tracciare una  imprevedibile geografia per le differenti forme della ritualità collettiva della moltitudine, di ripensare le possibili connessioni tra diverse religioni e di offrire uno spazio che ritrova la sua vocazione ad accogliere una comunità senza il vincolo di un dogma che esclude e allontana. Il luogo del nostro abitare è anche il paesaggio, e Paesaggio è il titolo dell’opera con la quale si apre l’ultima personale dell’artista , Tra voci, carte, rovi e notturni,  tenuta al Museo di Modena nel 2012 . 

L’immagine, che occupa un’intera parete del Museo, “ riproduce un brano di paesaggio delle colline modenesi attraverso un tratto nero agile e sintetico, che potrebbe apparire diretta emanazione di uno sguardo in rapido transito restituito da mano sapiente sui fogli di un taccuino, ma è invece il frutto di un ponderato esercizio disegnativo che trae origine da una fonte fotografica e acquista la sua forma ultima grazie alla rielaborazione di un software. Il paesaggio, qui, non è paradigma costituito e inalterabile da riprodurre e perpetuare, ma elemento fluido nel quale si svolge la vita quotidiana, si stabiliscono rapporti, si susseguono trasformazioni.”(Marco Pierini)   Un racconto risuona nella sala e mette in scena gli abitanti con le loro piccole pratiche quotidiane e  i sentimenti che ogni giorno plausibilmente animano quel paesaggio. La dimensione “immersiva” e pubblica è costante nel lavoro di Vittorio Corsini. Moltissimi sono i lavori in spazi pubblici ( Le parole scaldano,  Chi mi parla?,  Cortile, Codice Rosso, Parma 33# per citarne alcune) dove la scultura è intesa come “Social Machine” ovvero una scultura che non si riconosce come tale ma che agisce e sollecita le persone  a vivere una piazza o un luogo con altre modalità . “La comunità stessa per me è fatta di riverberi di una luce che ci appartiene. E’ su questo che io fondo il mio lavoro di arte pubblica”. 

 

autunno 2012

 

 

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