Storia della moda / COEN VITTORIA

Disciplina:

Storia della moda

AA:

2019

E-mail:

vittoriacoen@ababrera.it

Programma del corso:

Il corso verterà sulla trasversalità e reciprocità di influenze tra estetica della Moda ed estetica dei mutamenti sociali e produttivi, seguendo un percorso diacronico che toccherà alcuni punti importanti legati alla ricerca, per esempio, delle Avanguardie Storiche del Novecento per poi approfondire l’evoluzione del rapporto, della relazione stretta tra la storia della moda nei suoi significati più attuali (dal sarto alla figura dello stilista), con esempi e immagini legate al mondo dell’arte e del cinema, della pubblicità e del costume, oltreché, naturalmente, dei cambiamenti della moda in relazione a quelli della storia (dall’artigianato all’industria).

Se in passato alcuni artisti hanno creato saltuariamente per Case di Moda e più diffusamente per il teatro (bozzetti di scena e scenografie vere e proprie) oggi le  linee guida più organiche  del rapporto tra Moda e estetiche altre probabilmente sono da ricondursi alle Biennali organizzate a Firenze fin dal 1996 dal critico Germano Celant in collaborazione con Ingrid Sischy, nella prima edizione, con vere e proprie esposizioni in cui le opere d’arte di artisti di fama internazionale entravano in dialogo con i più ricercati oggetti del lusso e della moda in generale di stilisti divenuti “ star” nel loro ambito.

 Il dialogo aperto ha dato il segnale che questo legame era ormai in atto nella realtà rappresentativa. E non fu certo un caso che alcuni di questi importanti stilisti presenti crearono a loro volta luoghi, showroom, Fondazioni, dove esposero ed espongono tutt’ora opere e  più spesso installazioni site specific create da artisti internazionali. Alcuni esempi: La Fondazione Prada e la Fondazione Trussardi a Venezia e a  Milano, La Fondazione Pinault a Venezia, che sono diventati veri e propri centri espositivi permanenti, con mezzi economici e promozionali superiori ai tradizionali musei statali.

Se, dunque, nel passato artisti quali Gustav Klimt per la Sartoria di Emile Floghe di Vienna, Salvador Dalì per Elsa Schiaparelli,  Fortunato Depero, Vincenzo Thayat, in particolare creatori di costumi di scena, come fu anche per De Chirico e il fratello Savinio, sono usciti dai personali percorsi di ricerca per avventurarsi in mondi diversi, è anche vero che  la moda stessa si fa influenzare dallo stile futurista, poi da quello surrealista e così via. Pensiamo ancora a Robert Delaunay, ai costumi di Picasso, agli abiti coi buchi di Lucio Fontana, alle opere di Mondrian trasposte in vestiti, piastrelle d’arredamento e sedie. Il ventaglio è ampio e ricchissimo di esempi, fino a Andy Warhol, Cindy Sherman, Luigi Ontani, Vanessa Beecroft che brucia un abito di Margiela, Alighiero Boetti e Vito Acconci: la Pop Art, la Performance, la Body Art, l’Arte Relazionale dei giorni nostri hanno avuto ed hanno grande influenza sul mondo della Moda; da quando nell’arte in particolare irrompe il concetto di serialità e di multiplo, il mondo della produzione industriale e quello della creatività puramente artistica accentuano questa relazione.

  Ed in tempi recenti, dopo cioè molti anni dalla nascita degli abiti/scultura di Capucci, alcuni stilisti di punta come Yoshi Yamamoto, Alexander Mc Queen, Karl Lagerfeld, Issaye Miyake, sperimentano nuove idee per nuovi linguaggi del corpo e dello stile.

In questi ultimi anni in cui il mondo intellettuale e quello della ricerca cominciano ad interrogarsi sull’ambiente e sulla sostenibilità, arriviamo al punto in cui un artista come Michelangelo Pistoletto, invitato da Anna Zegna a parlare del lusso e della moda in rapporto con l’arte, metta a fuoco l’importanza che la ricerca estetica si sviluppi in parallelo con quella etica.

Trattandosi prevalentemente di lezioni frontali supportate da immagini esplicative il candidato porterà due libri a scelta minimo consigliati nella bibliografia, e un manuale di storia della moda. L’esame sarà a carattere teorico.

 

 

 

 

 

 

 

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