Cultura del progetto / GALLUZZI MASSIMO

Disciplina:

Cultura del progetto

AA:

2019

E-mail:

massimogalluzzi@ababrera.it

Programma del corso:

“La cultura moderna ha ridotto la fitta presenza degli oggetti d’uso nella nostra esistenza quotidiana a due figure principali, (...) il corpo tecnico e il design. Ma la definizione è incompleta. In realtà, l’oggetto è la risultante di una serie di forze disparate, che in esso convergono, (...). All’inizio evocato dal bisogno, e poi via via immaginato nel desiderio, definito nella funzione, disegnato nel progetto, realizzato nella produzione, distribuito come merce, classificato nel comportamento di consumo, vissuto nell’uso, apprezzato nel godimento estetico e infine, non di rado, esaltato come bene culturale. Ciò che a prima vista sembrava una «cosa» inerte, si rivela dunque un essere proteiforme, generatore di energie semantiche, simboliche, estetiche, tecniche, economiche, culturali, fra le quali il problema della forma acquista valenze sempre diverse. Non è un «oggetto» quello che appare in questa prospettiva: è un evento, che si dipana dinanzi ai nostri occhi in una trasformazione continua, e che pure resta sempre inflessibilmente uguale a se stesso.” Così Vitta (2016), nel descrivere l’oggetto: ma se la definizione proposta in apertura si qualifica come incompleta, cosa può dunque operarne compiutezza?

         La grazia, poiché se "la bellezza resta felice di stessa, la grazia appare irresistibile." (Goethe, Faust, vv. 7399-405).

Il corso designa l’insegnamento di codici strumentali, o del progetto, fondandosi – ancorché attraverso l’apprendimento di una sintassi grafica, sulla capacità “rappresentativa del reale” e del corrispettivo segnico. Assumendo a matrice la letteratura di lungo corso (Anceschi, Vitta, Sandri), si vuole pertanto consistere una tecnica progettuale attraverso la conoscenza degli stadi della forma (MorphéEidosIdéa) per mezzo di una coreografia lessicale operata su metafore culturali. Acquisita la nozione culturale di téchne, l’allievo verrà dunque a misurarsi con un processo autopsico capace di “porre i lustri” ad un reale epifanico “gettato-in-avanti”, quindi pro-gettato. Si declina così la conoscenza metodologica di un insegnamento volto ad intessere relazioni tra intelleggibilità notazionale (utente del disegno), riproducibilità grafica (media di restituzione) e caratterizzazione segnica (identità autorale), approntando le necessarie strumentalità per la “messa in posa” (skhema) del progetto di bellezza (Vitta, 2011).

Per singolo modulo sono inoltre attesi esercizi strutturati in un percorso di formazione culminante nell’esame di merito. Lo studente, attraverso il proprio sapere – che si domanda critico, dimostrerà l’applicazione pratica del compedio teorico, per un insegnamento che propone l’alternanza di lezioni ex-cathedra ad approfondimenti individuali, nella restituzione di una forma mentis precipua della cultura progettuale.

 

Bibliografia:

         ANCESCHI, G.,

“L'oggetto della raffigurazione”, Etaslibri, Milano, 1992.

         BELARDI, P.,

“Nulla dies sine linea. Una lezione sul disegno conoscitivo”, Libria, Melfi, 2012.

         SANDRI, M.G.,                         

“Indagini sul Moderno”, Città-Studi, Milano, 1987.

         VITTA, M.,

“Le Voci delle cose. Progetto idea destino”, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2016.

 

Caratteristiche del corso:
Obbiettivi dl corso:

Vedi "Programma del Corso".

Orario e aula:
Precondizioni di accesso:
Tipologia si Esame finale:
Verifiche durante il corso:
Crediti formativi
 
Curriculum professionale:
Curriculum
Note Docente
Allegati pubblici